La dolce rivoluzione di bellARTE – Stagione di teatro 2017-18

La stagione teatrale di bellARTE ha compiuto il suo decimo compleanno e già da due anni può vantare una doppia direzione artistica – di Tedacà (Simone Schinocca) e Il Mulino di Amleto (Marco Lorenzi) – diventata espressione di un reale dialogo tra identità artistiche differenti; un dialogo e scambio che ne ha arricchito i contenuti, in un’ottica di pluralità di linguaggi e stili, aprendola e facendola conoscere a pubblici sempre più ampi e variegati.

Da “Il bello deve ancora venire”, che ha inaugurato questo sodalizio tra Tedacà e Il Mulino di Amleto, la stagione di bellARTE si dà ora come titolo La dolce rivoluzione e metterà a nudo la fragilità dei nostri tempi, le difficoltà, le contraddizioni, le occasioni mancate, ma anche le opportunità della nostra quotidianità. Viviamo in un tempo che sta cambiando profondamente e a una velocità che a tratti dà la sensazione d’essere insostenibile. Un tempo talmente veloce, e spesso così violento e destabilizzante, da creare attorno a noi delle piccole rivoluzioni. Rivoluzioni a cui spesso ci sentiamo impreparati e disarmati.

Un teatro che quotidianamente incontra e accoglie centinaia di persone può essere un luogo in cui provare a riflettere, a porre e porci delle domande di senso, a cercare degli stimoli per sentirsi meno impreparati. Se pensiamo al lavoro realizzato in questi anni e alla linea artistica degli spettacoli ospitati in stagione, il nostro pensiero è che certamente il teatro può rappresentare un luogo e un momento di grande valore. E allora se il teatro, oggi, può essere un luogo in cui farsi delle domande e cogliere delle storie che hanno provato a dare delle risposte, forse può aiutarci a ridurre l’ostilità che viviamo verso il nostro tempo. E la Rivoluzione potrebbe diventare forse un giorno La Dolce rivoluzione, in cui lo scontro, una volta comprese le ragioni, può diventare opportunità di cambiamento, dove la diversità può diventare occasione di integrazione e dove i muri possono diventare fondamenta di costruzioni importanti per la collettività. Tentare di comprendere e non farci travolgere: in questo forse sta la Dolce Rivoluzione.

Ognuno degli spettacoli proposti segue un filo in cui gli artisti, a nostro parere, hanno provato a portare comprensione.
C’è il filo di Amor Novo, inaugurato dallo spettacolo Fa’afafine di Giuliano Scarpinato (vincitore del Premio Scenario Infanzia 2014), che parlando di identità di genere attraversa un percorso tematico consolidato della nostra stagione.
C’è il filo che parla di ricchezza, povertà, precarietà e disuguaglianza, ponendo la questione dell’onestà “messa alle strette” in una parabola che va dalla rilettura del film con Totò e Peppino
La banda degli onesti, portata in scena da NEST (Napoli Est Teatro) al John e Joe scritto da Agota Kristof e diretto da Valerio Binasco, che con estrema poesia racconta le anime degli ultimi, aggiungendo al binomio denaro-povertà la dicotomia amicizia-solitudine.
Ed ecco dipanarsi il filo che racconta diverse solitudini: quelle dei due spettacoli Nunzio e Bar della compagnia Scimone Sframeli, cui viene dedicato un focus in relazione al recente “Premio Ubu” assegnato ad “Amore” in scena presso la stagione 2017-2018 del Teatro Stabile di Torino; quella dei Vucciria Teatro che con Immacolata Concezione raccontano un universale bisogno di amore, la solitudine raccontata da Arianna Scommegna, diretta da Gabriele Vacis in La Molly, che attraversa attese, dolori e occasioni mancate di una vita, e infine quella di La sorella di Gesucristo, ennesimo capitolo della Trilogia della Provincia che è valso a Oscar De Summo il premio Rete Critica 2016, rappresentazione di un umanità profonda che ci trascina con ironia alla comprensione emotiva e consapevole di una storia che ha sconvolto un piccolo paesino, resa universale come solo il buon teatro sa fare.

In definitiva, attraverso una stagione che si fa luogo di pensiero, dibattito e confronto, si vuole rendere bellARTE sempre più uno spazio di offerta teatrale e culturale al servizio della cittadinanza e degli artisti, con una proposta artistica contemporanea di qualità sia nazionale sia internazionale, senza però trascurare le nuove proposte che arrivano dal territorio.

Un doveroso e particolare ringraziamento alla Compagnia di San Paolo e alla Fondazione Piemonte dal Vivo per il sostegno a questa Dolce rivoluzione…

Ps: la splendida foto in apertura è opera di Mauro Biondillo