Fine Pena Ora al Teatro Elfo Puccini (2-7 aprile)

Di Elvio Fassone

Adattamento e Regia Simone Schinocca
Con Salvatore D'Onofrio | Costanza Maria Frola  Giuseppe Nitti
Assistente alla regia Valentina Aicardi
Scenografia e light design Sara Brigatti e Florinda Lombardi
Musica Elio D'Alessandro
Costumi Agostino Porchietto
Diario di bordo Social Alessandra Scatà
Foto Emanuele Basile
Grafica Silvio Giordano
Distribuzione Carlotta Lando (distribuzione@tedaca.it)
Produzione Tedacà
Coproduzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
in collaborazione con
Festival delle Colline Torinesi

QUANDO
martedì 2 aprile, ore 19.30 (sold out)
mercoledì 3 aprile, ore 19.30 (sold out)
giovedì 4 aprile, ore 19.30 (sold out)
venerdì 5 aprile, ore 21.00 (sold out)
sabato 6 aprile, ore 19.30 (sold out)
domenica 7 aprile, ore 15.30 (sold out)

DOVE
Teatro Elfo Puccini - Corso Buenos Aires 33 - Milano
Per maggiori informazioni, visita il sito www.elfo.org

30 anni di lettere fra l'ergastolano e il giudice che l'ha condannato

Simone Schinocca, direttore artistico di Tedacà, firma la regia di un testo di Elvio Fassone, autore, magistrato ed ex componente del Consiglio Superiore della Magistratura.
In scena Salvatore D’Onofrio, attore de "La scortecata" e "Cani di Bancata" di Emma Dante, e in film come  "L’immortale" di Marco D’amore e "Capri revolution" di Mario Martone. In scena anche Giuseppe Nitti, attore formatosi al Teatro Stabile di Torino, e Costanza Maria Frola, già attrice in diverse produzioni firmate Tedacà.

Fine pena ora, porta in scena la corrispondenza lunga oltre 30 anni tra un ergastolano e il suo giudice. La storia di due mondi, due vite completamente diverse all’apparenza inconciliabili che, lettera dopo lettera, trovano un punto di unione. L’umano viene posto al centro, con i suoi limiti, le sue contraddizioni, con il suo desiderio di ricreare un punto zero.
Come si può ritrovare un senso, partendo da quel Fine pena Mai che accompagna il nome di Salvatore?  Un’opera che scuote e commuove, che chiede come conciliare la domanda di sicurezza sociale, e la detenzione a vita, con il dettato costituzionale del valore riabilitativo della pena, senza dimenticare l’attenzione al percorso umano di qualsiasi condannato.